L’italia è sicuramente la regina dei formaggi, che occupano un capitolo davvero consistente della nostra produzione alimentare e del nostro export in tutto il mondo. Questo perché i prodotti italiani sono tantissimi, di ottima qualità, prodotti con materie prime selezionate secondo ricette antiche nel pieno rispetto delle tradizioni e talmente tanti e diversi da riuscire a soddisfare il palato dei consumatori ovunque nel mondo.

A pasta dura o molle, più o meno saporiti, con tempi e modi di stagionatura molto diversi tra loro, i formaggi italiani sono ottimi da consumare da soli o per rendere indimenticabili le tante ricette regionali che rendono unica la cucina italiana.

Ma quali sono davvero i migliori formaggi italiani? Vediamoli insieme in un viaggio gastronomico virtuale da nord a sud.




Fontina DOP

Formaggio Fontina DOP
Formaggio Fontina DOP immagine Wikipedia

In Valle d’Aosta ovviamente lo scettro spetta alla fontina DOP. Protetta dall’omonimo consorzio, viene prodotta con il latte di tre particolari razze di mucche valdostane che, ancora oggi come nel passato, vivono in alpeggio tra le vette più belle d’Italia.

La fontina è un formaggio morbido e saporito, prodotto in forme del peso medio di circa 10 kg che riposano nelle grotte di stagionatura per almeno 80 giorni ed è l’ingrediente base della nota fonduta valdostana.

Robiola di Roccavento

Robiola di Roccavento
Robiola di Roccavento immagine formaggio.it

Forse non tutti conoscono la Robiola di Roccaverano, un paesino in provincia di Asti, in Piemonte. Si tratta di un formaggio a pasta fresca, unico DOP prodotto esclusivamente con latte caprino o con un misto di latte caprino (che non deve comunque essere inferiore al 50%) e vaccino.

Trattandosi di un formaggio fresco ha una stagionatura molto breve, di pochi giorni soltanto.

Puzzone di Moena

Puzzone di Moena
Puzzone di Moena foto formaggio.it

Il Puzzone di Moena ha un nome che è tutto un programma e viene prodotto nelle valli di Fiemme e di Fassa del Trentino Alto Adige.
Il latte utilizzato viene munto quotidianamente dalle mucche di razza Bruna, Frisona, Pezzata rossa, Grigio Alpina, Rendena e Pinzgau che vivono nelle malghe fino a 2000 m di altitudine. Al termine della stagionatura che dura circa tre mesi il Puzzone si presenta con una pasta di colore bianco o paglierino ed un odore pungente ed inconfondibile che fa sicuramente onore al suo nome.

Montasio

Montasio
Montasio foto Wikipedia

Il Montasio prende il nome dall’omonimo altipiano in Friuli Venezia Giulia e viene prodotto solo con il latte della mungitura serale o mattutina. La stagionatura minima è di un paio di mesi, ma può durare anche più a lungo. Abbiamo così il Montasio fresco, mezzano e stravecchio, in base alla durata della stagionatura. Più è fresco e più la pasta sarà morbida ed il colore bianco. Invecchiando si induriscono sia la crosta che la pasta ed entrambe assumono un colore più ambrato.

Monte Veronese DOP

Monte Veronese DOP
Monte Veronese DOP foto Wikipedia

In Veneto si distingue il Monte Veronese DOP, tutelato dall’omonimo consorzio. Prodotto sui Monti della Lessinia, regione posta tra le province di Verona e Vicenza, utilizzando il migliore latte d’alpeggio della zona, è un formaggio che viene offerto in due diverse varianti: il Monte Veronese Latte intero è prodotto, come dice il nome, solo con latte intero ed è molto fresco, morbido al tatto e ricorda il gusto del burro. Il Monte Veronese D’Allevo, invece, è prodotto con latte scremato e segue una stagionatura più lunga che gli conferisce una consistenza più dura, un colore più carico e, naturalmente, un sapore molto più deciso.

Ottimo come guarnizione per gli gnocchi “sbatui” di malga, piatto tipico della Lessinia.

Asiago DOP

Asiago DOP
Asiago DOP foto Wikipedia

L’Asiago DOP prodotto sull’altopiano di cui porta il nome, in provincia di Vicenza, viene presentato in due varianti. L’Asiago fresco, che stagiona solo venti giorni ed ha il sapore delicato del latte appena munto e L’Asiago stagionato che riposa fra i 3 e i 15 mesi e diventa molto più saporito via via che la stagionatura si allunga.

Gorgonzola e Bagoss

Bagoss
Bagoss foto formaggio.it

Chi non conosce il Gorgonzola, quel formaggio morbido e cremoso, dal gusto più dolce o decisamente piccante, che dà il meglio di sè abbinato alla polenta? Originario appunto di Gorgonzola, in Lombardia è un prodotto unico al mondo.
Meno noto invece è sicuramente il Bagoss, il formaggio stagionato di Bagolino, un paese sul lago d’Idro in terra bresciana. La produzione è decisamente limitata, ma vale la pena di provare questo formaggio di malga a pasta dura, ottimo fatto alla piastra, dal gusto deciso e un inconfondibile color oro datogli dallo zafferano presente nell’impasto.

Formaggio di San Ste’

Formaggio di San Ste'
Formaggio di San Ste’ foto formaggio.it

La Liguria offre il Formaggio di San Ste‘ (detto anche formaggio di Chiavari) che prende il nome dalla cittadina di Santo Stefano d’Aveto. È un prodotto a pasta semidura, di colore giallo paglierino che stagiona in forme che vanno dai 3 ai 18 kg.

Parmiggiano Reggiano e Squacquerone

Squacquerone
Squacquerone foto agrodolce.it

Se dici Emilia dici Parmigiano Reggiano e se dici Romagna dici Squacquerone. Due prodotti che più diversi non potrebbero essere, ma entrambi unici.

Il Parmigiano è il prodotto italiano più conosciuto, grattugiato e imitato del mondo. Un formaggio a pasta dura, che stagiona nelle inconfondibili forme dal peso di circa 40 kg per 12, 24, 36 o 48 mesi, cambiando gusto e consistenza con l’allungarsi della stagionatura.

Lo squacquerone, al contrario, è un formaggio molto fresco, di consistenza simile alla crescenza, morbido e cremoso, che si sposa perfettamente con la piadina romagnola.

Pecorino Toscano DOP

Pecorino Toscano DOP
Pecorino Toscano DOP foto formaggio.it

Non sei stato in Toscana se non hai assaggiato il loro spettacolare pecorino, prodotto secondo una ricetta antica che risale fino all’epoca Etrusca, utilizzando il latte delle pecore che pascolano nella zona DOP. Il pecorino può essere fresco, quindi più morbido e dolce, o stagionato dal gusto più deciso e la pasta più dura.

Caciotta d’Urbino

Caciotta d'Urbino
Caciotta d’Urbino foto alimentaria.it

La Casciotta d’Urbino nelle Marche (da non confondere assolutamente con le normali caciotte che si trovano un po’ ovunque lungo lo stivale) viene prodotta secondo tecniche casearie antiche, rigidamente regolamentate dal consorzio che la tutela. E’ un formaggio grasso a pasta semicotta, ottenuto con l’80% di latte di pecora ed il 20% di latte vaccino. E’ un formaggio da tavola che non richiede stagionatura.

Reviggiolo

Reviggiolo
Reviggiolo foto flickonfood.com

Il Raviggiolo dell’Umbria viene prodotto solo nei primi sei mesi dell’anno utilizzando latte di pecora o capra e si consuma fresco dopo un breve riposo di qualche giorno, avvolto in foglie di felce. Ha un sapore fresco e molto dolce, poiché contiene pochissimo sale.

Ricotta e Pecorino Romano

Pecorino Romano
Pecorino Romano foto qualigeo.eu

Nel Lazio troviamo l’inconfondibile ricotta romana, dalla pasta più densa e granulosa rispetto alla ricotta tradizionale. E’ la base perfetta per moltissime ricette, dalle paste fresche ripiene, alle torte salate ai dolci come le crostate.

Il Pecorino Romano antico tanto quanto la nostra capitale, prodotto con il latte delle pecore allevate nella zona di produzione tutelata dal consorzio, è un formaggio a pasta dura, saporito e piccante, adatto ad essere consumato a fette, oppure grattugiato sulla pasta o altre pietanze.

Caciocavallo d’Abruzzo

Caciocavallo d'Abruzzo
Caciocavallo d’Abruzzo foto la portadeiparchi.com

Il Caciocavallo d’Abruzzo si produce con latte vaccino soprattutto nelle province di Chieti e L’Aquila e nei territori del Parco Nazionale della Maiella.
È un formaggio grasso, a pasta filata che si può consumare già dopo tre mesi ma che si lascia anche stagionare fino a due anni. Il nome così caratteristico pare derivare dall’usanza di legare le forme a coppie e di metterle a stagionare a cavallo di una trave.

Treccia di Santa Croce di Magliano

Treccia di Santa Croce di Magliano
Treccia di Santa Croce di Magliano foto ilgiornaledelmolise.it

La Treccia di Santa Croce di Magliano in Molise è un formaggio davvero particolare che, a seguito della sua lavorazione, assume la forma caratteristica di un nastro intrecciato di colore bianco lungo circa un metro e largo 20 cm.

È un formaggio a pasta filata, morbido e dolce, che si consuma dopo pochi giorni dalla produzione, tagliandolo a fette o semplicemente strappando i pezzi a mano.

La Treccia di Santa Croce assume anche un alto valore simbolico durante la festa della Madonna dell’incoronata che cade in Aprile. In questa occasione pastori e animali indossano la treccia a tracolla per ricevere la benedizione rituale. Con un rito che vuole essere di buon auspicio per il futuro andamento della produzione agricola e zootecnica della Regione.

Mozzarella di Bufala Campana

Mozzarella di Bufala Campana foto campaniasuweb.it

La Campania è la patria della Mozzarella di bufala, un formaggio fresco a pasta filata che ha alle spalle una tradizione lunga 500 anni.

Viene prodotto esclusivamente con il latte delle bufale allevate nella zona DOP, che è più ricco di grassi, proteine e calcio rispetto al latte vaccino tradizionale e permette una resa di caseificazione praticamente doppia.

Si consuma cosi, da sola o con un contorno di verdure, al naturale o condita con un filo d’olio extravergine d’oliva. Oppure sciolta sulla inimitabile pizza napoletana, recentemente dichiarata Patrimonio dell’umanità.

Canestrato della Puglia

Canestrato della Puglia
Canestrato della Puglia foto formaggio.it

Eccoci giunti in Puglia dove incontriamo il Canestrato, un formaggio di antiche origini legato in particolare alla zona delle Murge e del Tavoliere.

In origine il Canestrato veniva prodotto direttamente dai pastori che raccoglievano il latte delle loro greggi e lo lavoravano in proprio, ponendolo a stagionare dentro i classici canestri di giunchi, da cui ne è derivato il nome.

Questi canestri vengono descritti anche da Omero nell’Odissea come utensili presenti nella grotta del ciclope Polifemo. La varietà dei pascoli su cui vengono condotte le greggi influenza il sapore del Canestrato, che spesso presenta note fruttate o profumo di erbe aromatiche.

Pecorino di Filano

Pecorino di Filano
Pecorino di Filano foto pecorinofilano.it

Il Pecorino di Filano in Basilicata è prodotto esclusivamente con latte ovino secondo l’antica ricetta protetta dal Consorzio.

È un formaggio a pasta dura e semicotto che viene posto a stagionare in forme fino a 5 kg di peso. Il prodotto meno stagionato ha un sapore decisamente dolce che diventa più carico e anche a tratti piccante via via che la stagionatura si allunga.

Butirro del Pollino

Butirro del Pollino
Butirro del Pollino foto gamberorosso.it

Il Butirro del Pollino prodotto in Calabria somiglia nell’aspetto ad un classico caciocavallo con la caratteristica forma a pera o a goccia che dir si voglia. Ma al suo interno nasconde un cuore di morbido burro, che si sposa perfettamente con il sapore di questo formaggio.

Ricotta Siciliana e Pecorino al Pistacchio

Pecorino al Pistacchio
Pecorino al Pistacchio foto centroform.eu

In Sicilia spadroneggia la ricotta, bianca, morbida e cremosa, fatta con latte ovino ed utilizzata come base per tanti dolci squisiti come i cannoli o la cassata.

Decisamente particolare è il Pecorino al pistacchio, un formaggio stagionato a pasta dura, ben saporito, che racchiude al suo interno pistacchi interi e che viene anche ricoperto all’esterno con granella di pistacchi. Un abbinamento davvero interessante e ben riuscito.

Fiore Sardo

Fiore Sardo
Fiore Sardo foto sardegnautentica.it

Anche la Sardegna propone un’ottima ricotta di latte ovino che viene spesso servita accompagnata dal miele: una prelibatezza da leccarsi i baffi.

Ma il vero formaggio dell’isola è il Fiore Sardo un pecorino di antichissima tradizione, stagionato e gustoso, che era la base dell’alimentazione dei pastori.

Deve il suo nome agli antichi stampi di legno di castagno in cui veniva posto a stagionare e che avevano scolpito sul fondo un fiore simile all’asfodelo oltre alle iniziali del produttore.

Tutte le forme risultavano così marchiate con questo “logo” personalizzato, allo stesso tempo uguale ma diverso, a seconda di chi lo produceva.

E adesso che abbiamo finito il nostro tour alla scoperta dei formaggi italiani, non ti rimane che assaggiarli tutti!

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