Negli anni passati, si è visto come la montagna a poco a poco sia stata abbandonata a favore delle città e delle campagne.

Una volta era una scelta quasi obbligata: il lavoro agricolo, soprattutto in un ambiente tanto “ostile” come le vette, a volte offriva a malapena di che sostentarsi, alla fine d’una giornata di lavoro durissimo.

Aggiungiamoci quella che era la scarsità dei servizi, le pessime vie di comunicazione ed una natura selvaggia, le motivazioni per rimanere a lavorare in quota erano assai scarse. Ma è così ancora oggi?

Basta pensare a come molti paesini dei Balcani siano oggi mete turistiche ambitissime, nonostante molti di loro non offrano nemmeno un decimo di quello che molti luoghi nostrani potrebbero, con una gestione ed un’attenzione anche politica di maggior presenza sul territorio.

Lessinia: sistema di piccole realtà funzionanti

L’esempio della Lessinia e del Monte Baldo dimostrano appieno come non servano i grandi spazi delle Alpi o la reputazione d’Asiago per creare un sistema di piccole realtà perfettamente funzionanti, e che offrano occasioni non solo di svago, ma anche di crescita professionale alla gente.

Ovviamente no, e non parliamo solo del fatto che i rifugi di montagna non siano più dei piccoli mondi isolati in luoghi remoti. Anzi, con la capillare diffusione delle telecomunicazioni e la creazione di reti stradali degne di questo nome, non v’è paesino sperso tra valli e vette che non partecipi al villaggio globale.

E, con la modernità, è cominciato a tornare anche il lavoro, e con esso, la gente che prima aveva disertato questi luoghi. È pur sempre vero che ci sono ancora
situazioni d’arretratezza, ma i grandi comprensori come ad esempio la Lessinia, Asiago e le Dolomiti nella nostra regione, non hanno niente da invidiare ai grandi agglomerati della pianura.

Per chi volesse intraprendere un mestiere in quest’ambiente, saranno necessarie molta buona volontà e pazienza, ma le possibilità sono molte e redditizie, anche se in campi più limitati rispetto alla pianura.

Il turismo e la produzione di nicchia fanno la parte del leone, in un ambiente ancora relativamente intonso e non affetto dai ritmi esagerati della città. Se questi settori possono forse sembrare un po’ troppo sfruttati di per loro, bisogna tenere in conto come la natura per così dire “di frontiera” della montagna in questo caso rappresenta un grande vantaggio per chi volesse aprire un’attività.

La montagna necessita infatti ancora di tutto quel lavoro che in pianura diamo già per scontato, per la manutenzione del territorio ed il ravvivamento delle comunità locali. In tale modo, c’è abbastanza spazio non solo per albergatori, guide turistiche e per un’agricoltura di nuovo stampo,
ma anche per tutta una serie d’attività volte al disegnare il paesaggio (sia in termini estetici che di preservazione), proteggere l’ambiente e il territorio, conservare la biodiversità, gestire in maniera sostenibile le risorse naturali (il Lessinia si pratica l’alpeggio).

Allo stesso modo l’acqua, che in montagna è un elemento ancora selvaggio, andrebbe gestita meglio così da preservare l’ecosistema e cercare di tutelarne le falde
naturali, uno dei tesori in pericolo non solo nelle valli, ma purtroppo su tutto il territorio nazionale.

Sostegno del prodotto tipico locale

Lana di Pecora Brogna della Lessinia

Il prodotto tipico della montagna poi avrà bisogno d’una promozione su piccola e grande scala, la creazione di filiere adatte alle produzioni ridotte, lo studio di soluzioni di marketing e gestione del prodotto che non si riducano alla semplice nostalgia per un passato dove tutto sembra essere stato più genuino.

In un’epoca in cui la gente è attratta dalla novità, figure professionali che sappiano leggere i trend ed adattarsi ad essi sono necessarie tanto quanto coloro che sanno riscoprire il passato.

Buone possibilità le può dare anche la produzione culturale. Se pensare di recuperare le antiche lingue italiche o germaniche delle valli può suonare come un vezzo fuori tempo massimo, non si può dire lo stesso delle antiche tradizioni, che possono dare una nota di colore alle vacanze di molta gente.

Riscoprire antichi giochi e salutari consuetudini dei tempi passati, cancellati dalla globalizzazione, con la giusta promozione e rafforzerebbero il
marchio del territorio, oltre a creare percorsi alternativi alle solite passeggiate con gli sci. In fondo, anche l’uso delle ciaspòle, tornato in voga negli ultimi anni, era prima considerato una triste necessità per coloro che vivevano isolati nelle malghe.

Ora, le passeggiate invernali rappresentano una fetta del mercato turistico ragguardevole, pur non potendo competere con gli sport di maggior grido come gli sci. Non solo, negli ultimi tempi molte persone hanno scoperto come rivalutare altre vecchie consuetudini per offrire nuove emozioni alla gente.

Molta gente che pratica canyoning o corre sulle zip lines non sa ad esempio, che dietro questi nomi elegantemente anglosassoni si nasconde il duro lavoro dei boscaioli per trasportare i sochi e le bore a valle.

Lessinia: sentieri da preservare

Sentieri Lessinia
Sentieri Lessinia

Con la preservazione dei sentieri tra i boschi si aprono invece interessanti possibilità per coloro che la si volessero impegnare nel bird watching, nella caccia e pesca sostenibili, passeggiare in bicicletta od a dorso di mulo. Si otterrebbero inoltre spazi nuovi per lo sfruttamento non solo delle risorse boschive, ma anche per un migliore controllo ed uso delle terre montane.

Più che allo sfruttamento delle zone già in utilizzo, diverrebbe utile la riconquista di terreni adatti alle micro e mono culture ed alle installazioni non invasive per turisti (campetti di tiro con l’arco o capanne per il sopra citato bird watching).

Per chi invece amasse la cultura con la C maiuscola, alcune manifestazioni di grido come I Suoni delle Dolomiti o l’esposizione d’Arte Sella hanno perfettamente dimostrato come lo spettacolo della natura si abbini perfettamente all’arte, che sia essa alta o popolare.

Non è infatti un caso che piccole compagnie di teatro ed artisti in cerca di soluzioni economiche e magnificenti al tempo stesso decidano sempre più spesso di rivalutare luoghi abbandonati o pregni di storia passata.

Per il nostro territorio, che data la sua storia di frontiera è sempre stato teatro d’eventi spesso drammatici, la riscoperta delle radici avrebbe la duplice funzione di ricompattare un tessuto sociale messo a dura prova dalla crisi, tanto quanto l’economia, ed anche aprirebbe svariate possibilità nel campo della ricerca, della produzione culturale e della promozione turistica.

Festival storici come utilità economica

Sempre guardando sia all’Europa che alla vicina Marostica, è facile vedere come i festival storici attraggano investimenti ed appassionati da ogni angolo.

Riuscire a legare queste festività alla produzione locale (promuovendo una delle tante sagre paesane ad evento di più ampio respiro) avrebbe ricadute economiche e sull’occupazione a più lungo termine. Portando a un ciclo virtuoso che coinvolgerebbe non solo la piccola produzione locale, ma anche attori, cuochi, personalità dello spettacolo e tecnici sia della cultura che della conservazione del territorio.

In un territorio come la Lessinia, formato da piccolissime realtà, ci sarebbe anche il vantaggio della distribuzione capillare del turismo e delle infrastrutture necessarie alla sua gestione sostenibile, con l’indotto che verrebbe a ricadere sull’intera zona e non su un’area circoscritta, moltiplicando il bisogno di figure professionali per la gestione di ogni singolo progetto all’interno della cornice più grande.

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