Il comprensorio della Lessinia, come molti altri in Italia, promuove l’uso della filiera corta per i suoi prodotti, una scelta obbligata per bilanciare qualità e prezzo, ed aiutare le piccole aziende territoriali locali, spesso dotate di basso o nullo potere contrattuale, ad entrare nel circuito della distribuzione senza venire penalizzate dal confronto con i grandi colossi.

In un momento in cui il prodotto biologico è ricercatissimo, il coltivatore e l’allevatore si trovano spesso in difficoltà nel gestire una domanda a cui non erano preparati, ed allo stesso tempo, devono fare i conti con un mercato estremamente esigente in termini di qualità e con una forte richiesta di prodotti freschi e genuini.




Qualità e metodi di produzione in Lessinia

La riduzione dei tempi, distanze di trasporto e l’eliminazione di parte della filiera d’inintermediari garantiscono qualità del prodotto, ma non è l’unica ragione per cui abbiamo deciso di affidarci a questa metodologia per distribuire e fare conoscere i tesori della Lessinia.

Molta gente pensa ancora che i prodotti naturali e caratteristici siano molto costosi, quando in verità, seppure certamente più cari da produrre rispetto agli equivalenti ottenuti attraverso la produzione di massa, questi non abbiano dei prezzi troppo esosi.

Gran parte dell’aumento del prezzo dal produttore al consumatore deriva dall’eccesso d’intermediari, le cui commissioni incidono fortemente sul valore del prodotto genuino.

Convincere le imprese locali a prendersi la responsabilità della gestione del prodotto in ogni suo aspetto, e motivarle a recuperare e migliorare i metodi di produzione tradizionali non solo aiuta a creare piccole nuove fette di mercato per un settore non più centrale per l’economia nazionale, ma motiva gli imprenditori anche a curare meglio l’ambiente che dà loro di che lavorare, la sua biodiversità, i suoi sapori genuini.

Senza una decisione chiara in questo senso, non sarebbe possibile ottenere prodotti pregiati e famosi in tutto il mondo come i vini della Valpolicella, i formaggi stagionati ed il miele dell’altopiano.

Lessinia e la filiera corta

formaggio pecora Brogna della Lessinia
Formaggio pecora Brogna della Lessinia

La filiera corta si pone come obbiettivo il dare voce e visibilità sul mercato a quelle aziende che, per dimensioni o ragioni legate alla loro storia particolare, si trovino in difficoltà al momento di promuovere e vedere riconosciuto il loro lavoro.

È importante che esse facciano rete, per rafforzare il senso d’appartenenza e collaborazione all’interno della comunità in Lessina, e per essere in grado di competere con realtà economicamente più forti e strutturate.

In questo modo, pur in un periodo di tremenda crisi che attanaglia il settore tessile nel Veneto come nel resto d’Italia, la lana della pecora Brogna della Lessinia ha trovato canali di commercializzazione su tutto il territorio nazionale, e sta vedendo il suo fatturato crescere assieme agli appassionati che riscoprono quest’antica tradizione, ed a volte, ne fanno la loro professione.

Tutte le realtà del comprensorio devono lavorare assieme per preservare il livello qualitativo che vogliamo abbiano i nostri prodotti, ed al tempo stesso, prendersi cura dell’ambiente trovando il giusto equilibrio tra le necessità aziendali ed i bisogni della terra, e rendere la produzione compatibile con le caratteristiche di territorio magnifico, ma fragile.

Speriamo inoltre di essere in grado di coinvolgere ed “educare” le amministrazioni locali, che spesso non sono consce dei tesori che si trovano a gestire: la valorizzazione del territorio non può e non deve essere appannaggio dei pochi che lavorano direttamente per mantenerlo, ma è un’opera che va portata avanti in collaborazione con tutti gli agenti operanti nello stesso, comprese appunto le amministrazioni e la gente comune.

Il non affidarci alla grande produzione non ha solo lo scopo di renderci più indipendenti nel gestire le nostre risorse.

Speriamo che, non trovando il pero misso od i formaggi caprini tipici della Lessinia al banco del supermercato, la gente sia invogliata a visitare i nostri monti, aiutandoci a valorizzare e conservare una delle zone d’Italia più ricche di biodiversità e tradizione.

In questo modo, vogliamo portare il consumatore ad essere più sensibile alla qualità del prodotto ed all’ambiente che lo produce, e che ci sia un rapporto di fiducia tra lo stesso ed i produttori locali.

Ottimo esempio di questa politica è dato dalla trasformazione delle nostre malghe (oltre centoventi in tutto il territorio), da semplici “fabbriche di formaggio” a veri e propri centri di conservazione del territorio e delle sue tradizioni.

Creando una rete di produzione a corto raggio, i proprietari delle malghe possono scambiarsi informazioni su come migliorare il prodotto, ed al tempo stesso, creano percorsi enogastronomici fruibili da turisti e locali, mentre i gestori delle baite si accertano che il turismo abbia il minore impatto ambientale possibile.

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Malghe e recupero del territorio

Malga Isotta
Malga Isotta

Alcune di queste antiche malghe sono aperte anche d’inverno, per permettere a chi lo voglia di apprezzare il fascino della montagna anche nei fine settimana, e godersi prodotti di stagione.

Un esempio più concreto di recupero del territorio è svolto dalla collaborazione tra il consorzio Piante Officinali della Lessinia e l’Università di Padova, che si sta occupando di recuperare ampi spazi di territorio caduti in disuso con l’abbandono del pascolo e della pastorizia su larga scala.

Pur con tutta la più buona volontà, anche il territorio più fecondo non potrebbe tenere il passo con la grande distribuzione, se cercasse di concorrere solo producendo ciò di cui c’è già surplus.

Le piante officinali, a differenza di carne e frutta, rappresentano una nicchia di mercato che può fare riferimento solo a produzioni legate al territorio.

In questa maniera, il consorzio ha calcolato che è possibile rendere di nuovo economicamente appetibili molti terreni incolti, o sottoposti a coltivazioni massicce che ne snaturano la qualità. Con una produzione molto minore in termini di quantità, si possa ottenere un beneficio economico maggiore rispetto alla produzione di foraggi e cereali.

Speriamo con questo tipo di progetti sia possibile non solo riciclare aree dismesse ed improduttive, ma anche evitare l’eccessiva antropizzazione della Lessinia, ed attirare di nuovo nell’area investimenti e manodopera che sono andati persi quando le produzioni tipicamente agricole e pastorizie hanno perso la loro importanza nella nostra società.

In particolare, il pensiero si rivolge a quei giovani che hanno lasciato le aziende locali per seguire percorsi più remunerativi, privando le stesse di forza lavoro e continuità nella gestione della filiera locale.

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